PREMIO CEREVISIA 2017: VINCONO KOI E KIWI

Il 6 giugno vi avevamo annunciato su Facebook dell’avvenuta proclamazione dei vincitori per il Premio Cerevisia 2017 e dei riconoscimenti ottenuti dalla KOI e dalla KIWI. Il 6 settembre a Roma è avvenuta la premiazione ufficiale, presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, e Forestali.

Vincere ancora, un anno dopo è stata una soddisfazione enorme, così come è stato enorme il piacere di rivedere e confrontarsi con tanti colleghi e amici, che come noi condividono la passione per la birra artigianale di qualità.

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CHE COS’E’ IL PREMIO CEREVISIA?
I nostri lettori più affezionati si ricorderanno che ne avevamo già parlato sul nostro blog, in questo post, quando lo scorso anno fu la ELK a risultare terza classificata nella categoria Italia Centro, per la tipologia Birre a bassa fermentazione, del premio Cerevisia 2016.
In estrema sintesi possiamo dire che il Cerevisia rappresenta uno dei due primi più importanti, in Italia, per chi produce birra artigianale. La definizione ufficiale è la seguente:

“Il Concorso nazionale Cerevisia valorizza e promuove la produzione, il commercio e il consumo delle eccellenze brassicole nazionali e si distingue dalle altre iniziative di settore per la sua spiccata valenza scientifica, per la competenza della Giuria Nazionale di degustazione, oltreché per la sua matrice di carattere istituzionale, come certificato dal Patrocinio dello stesso Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.”

E’ un premio a cui teniamo molto, sia per il suo valore istituzionale che per la sua valenza scientifica: il Cerevisia infatti è l’unico premio che fa precedere alla prova d’assaggio un’analisi chimico-fisica della birra per appurare che la produzione rispetti appieno quanto previsto a norma di legge. E’ una conferma importante di quanto un birrificio stia lavorando bene, al di là del giudizio del palato dei giudici (che ovviamente anche per questo premio avviene in modalità cieca, ovvero i giudici non conoscono il nome del birrificio che ha prodotto la birra che stanno assaggiando.

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UN’EDIZIONE DA RECORD
E’ stata un’edizione molto importante per il premio, sia per i numeri dei partecipanti sia per coloro che per il sostegno delle istituzioni. Il comunicato stampa ufficiale recita:

“Questa Edizione – la V – ha raggiunto numeri da record: 57 birrifici di tutta Italia ai nastri di partenza, con 147 etichette di ogni tipo. Un incremento rispetto a un anno fa del 50%.

Alla cerimonia di premiazione sono intervenuti Luca Bianchi, Capo Dipartimento del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Michele Toniaccini, Sindaco di Deruta, Giorgio Mencaroni, Presidente della Camera di Commercio di Perugia e del BaNAB – Banco Nazionale di Assaggio delle Birre, Mauro Bacinelli dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione dell’Umbria, Giuseppe Perretti, Direttore del Cerb (Centro di Eccellenza per la Ricerca sulla Birra dell’Università degli Studi di Perugia), Michele Cason, Presidente di Assobirra oltre a Paolo Fantozzi, Vice presidente del BaNAB.

Giorgio Mencaroni, Presidente della Camera di Commercio di Perugia e del BaNAB: “In Italia, dieci anni fa erano una trentina, oggi hanno toccato quota 700 unità. I micro birrifici hanno contribuito a modificare il rapporto tra gli italiani e la birra, spingendo i consumi verso l’alto. Le birre artigianali hanno condotto il consumatore a confrontarsi con un prodotto di alta qualità, offerto in molteplici declinazioni. I risultati sono venuti di conseguenza e nel 2016 le birre artigianali hanno toccato il 3,5% dell’intera produzione nazionale. L’obiettivo è di crescere nel prossimo triennio fino a quota 6%. Un obiettivo alla portata del settore”.

Luca Bianchi, Capo Dipartimento del Mipaaf, ha ribadito la vicinanza del Ministero ai giovani imprenditori in agricoltura, notando come molti micro birrifici siano proprio a conduzione giovanile. Per il Ministero, non c’è contrapposizione tra grande industria birraria e micro birrifici, tant’è che il Ministero auspica una crescita di quest’ultimi anche attraverso i programmi che sta predisponendo per una filiera specifica, in cui sia prevista l’introduzione di una specie di luppolo autoctono.

Michele Cason, Presidente di AssoBirra, ha messo in risalto il ruolo della biodiversità e la natura della birra come prodotto agricolo. “I vincitori di oggi sono espressione dell’innovazione della birra in Italia. Innovazione che parte dalla tradizione e che i consumatori dimostrano di gradire e apprezzare sempre di più. La birra è un prodotto agricolo e qui si sente nella sua casa naturale”.

MA ALLA FINE PERCHE’ KOI E KIWI HANNO VINTO?
Ecco perché, con le parole esatte del Panel dei giudici:

  • Kiwi, seconda classificata, sezione Birre a bassa fermentazione: la luppolatura di questa birra caratterizza ampiamente il suo profilo fruttato e agrumato. Unitamente a questa intensità emerge anche un buon equilibrio e pulizia del gusto.
  • Koi, prima classificata sezione Birre strong e birre scure: birra con buona complessità da vera stout. Il suo colore nero impenetrabile permette di percepire un profilo aromatico variegato, con sentori di caffè, cioccolato ed intenso di caramello e tostato. Il gusto leggermente dolciastro-tostato, risulta poi morbido e di corretta corposità.

Un anno fa concludevamo il post dedicato al Premio Cerevisia 2016 raccontando di come quel premio ci facesse sentire ancora più carichi per il futuro, e con di fronte un’asticella sempre più alta.
E adesso che di Premi ne abbiamo vinti due?

Testa bassa e lavorare, come sempre. 🙂

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